Prendere Rifugio
Insegnamento dato da
H.E. Khentin Tai Situpa
A Samye Ling, Settembre 1996

 

Oggi, a richiesta di questo centro di Dharma condurrò personalmente la cerimonia di Rifugio, cioè la cerimonia formale con la quale ogni persona conferma il voler essere Buddhista. Prendiamo questo impegno all’inizio della nostra vita come Buddhisti e lo rinnoviamo costantemente, prendendo Rifugio in continuazione per tutta la nostra vita fino a quando non raggiungiamo l’Illuminazione e diventiamo veramente Buddha.

Iniziamo con il Rifugio, viviamo con il Rifugio e, appropriatamente, finiamo con il Rifugio. Rifugio è un impegno che non finisce mai per tutti noi. Credo che ci siano qui alcune persone che prenderanno Rifugio per la prima volta e che il resto di noi invece rinnoverà l’impegno del Rifugio.

Alcuni di voi sono Buddhisti da lungo tempo e quindi avrete sicuramente già recitato la preghiera del Rifugio centinaia di volte. Ma non importa da quanto siete buddisti. Sempre che ci sia una vera comprensione, impareremo qualcosa di nuovo sul Rifugio ogni qual volta ripetiamo la preghiera del Rifugio. E questa è una cosa meravigliosa. Ma se non comprendiamo chiaramente il Rifugio, allora il solo ripetere le parole tante volte fa si che esse non abbiano più senso. Non importa quante volte ripetiamo la preghiera, dobbiamo sempre cercare di dire ogni parola di questa preghiera comprendendone il significato.

Comprenderemo veramente il Rifugio solo quando realizzeremo cos’è un Buddha. E’ un’esperienza molto profonda. “Prendere Rifugio” non è come una cerimonia per “associarsi ad un club” dove si riceve una tessera soci con su il nome del club – non è così. Se la nostra pratica è fatta di quattro sessioni al giorno, allora recitiamo la preghiera quatto volte; se la nostra pratica ha sei sessioni al giorno, allora reciteremo la preghiera sei volte e ogni volta che la ripetiamo, dovremo cercare di farlo dandole più significato di quella precedente. A volte riusciremo a farlo, a volte no. Se facciamo solo tre sessioni al giorno, quando faremo la terza sessione avremo detto la preghiera tre volte in quella giornata; solamente voi potrete giudicare se la qualità della vostra preghiera è migliore o peggiore in questa terza volta.

Il Rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha viene compreso in modo diverso nella tradizione Hinayana, Mahayana e Vajrayana. Oggi vi parlo come praticante della tradizione Vajrayana, secondo il lignaggio Mahamudra. Vi spiegherò come definiamo Buddha, Dharma e Sangha e come definiamo il Rifugio secondo quelli che noi chiamiamo “I Tre gioielli”.

La cerimonia del Rifugio è generalmente fatta usando il testo del Rifugio della tradizione Hinayana. Visto che siamo praticanti della tradizione Vajrayana, recitiamo le parole della tradizione Hinayana ma il significato che terremo a mente è quello della tradizione Vajrayana. A livello ultimo il significato è lo stesso; tutte le tradizioni prendono Rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha. Ma per i praticanti Vajrayana vi è una trasformazione a livello mentale. Quando recitiamo “Prendo Rifugio finché vivo” per la tradizione Hinayana questa frase, “finché vivo” significa “fino a che muoio” cioè in questa vita. Per il Rifugio nella tradiziona Mahayana, che è la base della preghiera Vajrayana, si dice “Prendo Rifugio fino a quando diventerò Illuminato”.

Nella cerimonia di Rifugio che celebriamo noi, dove il testo dice “Prendo Rifugio finché vivo” trasformiamo la frase “finché vivo” nella nostra mente così che diventi “finché vivo come essere senziente”. Cioè, per implicazione, “fino a che diventerò Illuminato, .. fino a che diventerò Buddha”, il che sarà probabilmente molte molte vite più in là.

Se vogliamo, possiamo scegliere di concentrarci sulle differenze, alcuni studiosi ne hanno fatto discussioni interminabili. Ma studiosi o no, la trasformazione interiore avviene lo stesso. In più, se ci preoccupiamo del significato proprio delle parole, allora forse la trasformazione interiore ci impiega più tempo ad avvenire. Dobbiamo dimenticare l’approccio intellettuale e recitare le parole col cuore.

A volte anch’io mi perdo nell’approccio intellettuale. E’ interessante quanto ci si possa ingarbugliare con le parole! Si recitano le stesse parole volta dopo volta e poi tutto d’un tratto si prova a dare una definizione e si crea un problema complicato su cosa si volesse dire veramente. L’aspetto intellettuale di qualsiasi cosa, incluso il Buddhismo, è cosi. Si possono scrivere libri e numerosi volumi, si può ridefinire e discutere il vecchio sistema del credere, si può creare un nuovo sistema , e così via, ma a qual fine?

Potremmo, se volessimo, avere discussioni senza fine sulla frase “fino a che diventerò un Buddha” o “finchè vivo”, ma come praticante della tradizione Vajrayana, in un modo o nell’altro, la comprensione semplicemente avviene. In più, magari in futuro, vorrete prendere il voto del Bodhisattva. Con questo rinnoverete l’impegno del Rifugio e reciterete “fino a quando non otterrò lo stato di Buddha… prendo Rifugio nel Buddha, il Dharma e il Sangha..”. L’unica cosa importante è che prendere Rifugio significa che siamo come dei rifugiati che si riparano in un rifugio, un posto sicuro, via dalle tempeste della vita.

Prendere Rifugio nel Buddha è il primo e il più importante di questi “tre Rifugi”. E’ la ragione per la quale ci chiamiamo Buddhisti. “Io prendo Rifugio nel Buddha” significa che abbiamo completa fiducia e fede totale nel Buddha. Significa the consideriamo il Signore Buddha come nostro ultimo Maestro. Nella tradizione Vajrayana crediamo che la nostra essenza, la nostra vera natura, è Buddha e preghiamo che questo seme della Natura Buddha che è cosi profondamente dentro di noi, si sviluppi e cresca fino a quando non prenda il sopravvento.

Desideriamo diventare un Buddha e abbiamo fiducia nel Buddha – bene, ma come si fa? Come si fa veramente a prendere Rifugio nel Buddha? Lo si fa imparando o praticando il Dharma. Per l’approccio Vajrayana, il Dharma è un aspetto inseparabile del Buddha; una manifestazione del Buddha. Prima che il Principe Siddharta divenisse illuminato egli non era un Buddha e ciò che diceva non era Dharma. Ma dopo la sua illuminazione, le sue rivelazioni, le sue parole alla gente e a tutti gli altri esseri senzienti presenti, erano quelle del Buddha ed è ciò che chiamiamo Dharma. Il Dharma è la dimostrazione della realizzazione senza limiti del Buddha, presentata in istruzioni verbali e tramandata per secoli fino a noi, oggi. Prendendo Rifugio nel Dharma, imparando e praticando il Dharma, confermiamo anche il nostro Rifugio nel Buddha.

La terza forma di Rifugio è il Rifugio nel Sangha. Ci sono vari livelli di Sangha. Il più alto, il più sacro livello è quello del Sangha dei discepoli del Buddha, come gli otto Bodhisattva maggiori, che includono Manjushri e Avalokiteshvara. Non tutti i Bodhisattva erano monaci o monache, ma erano tutti illuminati e andiamo da loro per Rifugiarci.

Prendiamo Rifugio nel nostro Maestro come parte del Sangha sia che il Maestro sia monaco o no, Illuminato o no. Prendiamo Rifugio nel Sangha dei Lama e nel Sangha laico dei discepoli del Buddha, in coloro che hanno preso Rifugio.

Come prendiamo Rifugio nel Sangha? Lo facciamo attraverso gli insegnamenti, le rivelazioni dell’Illuminazione del Buddha che sono contenute nel Sangha in una varietà di modi. Primo, le parole, il Dharma. Il lignaggio delle spiegazioni intellettuali degli insegnamenti del Buddha, la comprensione degli studiosi, è contenuta nel Sangha. Secondo, e più importante, la pratica delle istruzioni. Quando il Sangha mette in pratica gli insegnamenti, acquisisce una realizzazione del significato che è superiore alla comprensione intellettuale.

“Io capisco” e “io realizzo” sono due cose differenti. Il “capire” è un aspetto intellettuale, il “realizzare” è un’esperienza viva ed è superiore alla comprensione intellettuale. Capire è necessario ma la realizzazione, il mettere in pratica ciò che si è capito è il lignaggio vivente.

Ci sono molte pratiche differenti per varie occasioni – troppe per poterne parlare qui. Ci sono trasmissioni di riti e trasmissioni di Iniziazioni che vanno assorbite a livello fisico, mentale e orale e che sono anche contenute entro il suono della cerimonia. Il Lung è una trasmissione letta nella quale si assorbe l’energia interiore del suono delle parole. Tutto questo fa parte del lignaggio contenuto nel Sangha.

La trasmissioni più importanti sono quelle del voto di Bodhisattva, il voto Tantrico, i voti d’ordinazione dei monaci e delle monache, e i precetti per le persone laiche. L’ordinazione o voti Vinaya e i precetti sono contenuti a livello fisico e non andrebbero abbandonati. I voti come quello del Bodhisattva operano sia a livello mentale che fisico.

In questo modo il lignaggio del Buddha viene preservato e non vive in un solo membro del Sangha o in un particolare gruppo, ma in tutti membri del Sangha. Alcuni membri del Sangha possono essere grandi monaci e monache ma non necessariamente realizzati o illuminati. Altri possono essere laici, ma buoni praticanti o avere grandi realizzazioni, cosi il lignaggio viene mantenuto anche lì. Altri possono non essere realizzati ma possono avere una profonda comprensione del lignaggio, dell’aspetto intellettuale degli insegnamenti del Buddha e quindi mantenere questo aspetto del Dharma. La corretta comprensione del Buddismo è anche il lignaggio stesso. In Tibetano lo chiamiamo “She Ju”. “She” significa parlare e “Ju” significa lignaggio - il lignaggio degli insegnamenti, l’aspetto intellettuale.

Ma bisogna essere cauti nell’ascoltare una persona che ha solo una comprensione intellettuale degli insegnamenti. Quando una persona sa molto può pensare di capire tutto in modo chiaro, ma se non ha la realizzazione può non comprendere il vero significato.

Tutti questi aspetti sono contenuti nel Sangha. Così quando noi diciamo “Prendo Rifugio nel Sangha” significa “Io imparo e ricevo da questi insegnanti la trasmissione del lignaggio vivente degli insegnamenti del Signore Buddha”. Questi insegnamenti sono il Dharma che è una parte inseparabile del Buddha. Il Dharma è la manifestazione in parole dell’Illuminazione del Signore Buddha. E’ questo che dobbiamo capire quando prendiamo Rifugio. E’ questo che desideriamo ricevere ed è questo che desideriamo praticare.

Subito dopo l’Illuminazione del Buddha, cinque discepoli presero Rifugio con lui. Questi primi cinque furono l’inizio del lignaggio del Rifugio; diedero Rifugio ai propri discepoli che a loro volta lo diedero ai propri discepoli. E così continuò, fino ad oggi, tramandato nei secoli da Maestro a discepolo in una trasmissione senza interruzione. E quando prendiamo Rifugio partecipiamo alla stessa Iniziazione, la stessa benedizione, lo stesso impegno, che il Signore Buddha diede ai suoi primi cinque discepoli.

La persona che da Rifugio deve essa stesa avere ricevuto Rifugio. Io presi Rifugio quando ero un ragazzino, con Sua Santità il XVI Gyalwa Karmapa, a capo del Lignaggio Kagyü. Dopo di che, ogni volta che ho ricevuto un’Iniziazione, ogni volta che ho ricevuto una trasmissione, ho ricevuto Rifugio. Così ho ricevuto Rifugio da molti Maestri, ma il primo, il mio principale Rifugio fu con il supremo Maestro, il mio Tsawe-Lama, Sua Santita’, il Karmapa.

Quando si capisce il significato di prendere Rifugio nel Buddha, Dharma e Sangha allora penso che si capisca l’importanza del lignaggio. E’ di grande importanza. Perché? per esempio, se io non avessi preso Rifugio e non avessi consapevolezza dell’importanza del lignaggio, potrei andare in biblioteca e trovare un libro con il testo della cerimonia del Rifugio. Potrei fare allora una sorta di cerimonia del Rifugio leggendo le parole dal libro della biblioteca e poi trovare un bel nome per voi – molto facile! Nessun problema! Sembrerebbe che abbiate preso ricevuto Rifugio, ma sarebbe solo una messa in scena. Una vera cerimonia del Rifugio non sarebbe avvenuta perché non vi è traccia del lignaggio. Prendiamo veramente Rifugio solo se lo abbiamo ricevuto da un Maestro autorizzato che ritiene la trasmissione del lignaggio tramandata dal Buddha in poi.

Il lignaggio e la sua trasmissione ha a che fare con tutto ciò che è connesso con il Dharma. E’ importante tecnicamente e spiritualmente. E’ la qualità essenziale che distingue il vero, autentico Dharma. Il vero Buddhismo e’ tale solo se è in accordo con la continuazione del lignaggio e niente altro. Il lignaggio deve essere protetto. Per esempio, in Tibet una delle attività principali di Jamgon Kongtrul Lodro Thaye, conosciuto come Jamgon Kongtrul Il Grande, era quello di vivificare i lignaggi morenti. A volte egli viaggiava fino gli angoli più lontani del paese per trovare una persona relativamente insignificante con nessun titolo o posizione, ma che era il possessore del lignaggio di una particolare trasmissione. In questo modo egli ricevette la trasmissione da più di duecento Maestri per assicurarsi che i lignaggi in pericolo di estinzione, fossero rivivificati in lui e attraverso lui. Grazie alla sua attività tutti i lignaggi principali del Buddhismo Vajrayana sono ancora con noi, per essere imparati, praticati e messi in atto.

Ci sono alcuni testi Tibetani Buddhisti per i quali il lignaggio è andato perso. In questi casi i testi non possono essere praticati ma teniamo i testi sugli altari e li leggiamo solo per studio e ricerca accademica. E’ assolutamente cruciale che tutti i praticanti capiscano l’importanza del lignaggio. Il Buddha stesso predisse che il buddhismo potrebbe divenire imitazione del Buddhismo. Con questo voleva dire che i testi, le forme, i nomi, le immagini ecc.. sopravviveranno ma la loro reale essenza contenuta nel lignaggio svanirà. Ciò non succederà domani, ma in futuro. Il vero, genuino Buddhismo svanirà e al suo posto ci sarà un’imitazione. Ci saranno istituzioni e corsi; ci saranno libri e ci saranno una quantità di nuovi gruppi e attività. Potrebbero essere buoni, ma non saranno il vero Buddhismo perché il lignaggio sarà morto o verrà ignorato. Non ricordo il tempo preciso di questa predizione ma c’è un senso di responsabilità nel cercare di non contribuire a questa corruzione. Per tutte queste ragioni il lignaggio è essenziale. Il lignaggio è contenuto nel Sangha. Il Sangha siamo tutti noi – tutti coloro che hanno preso Rifugio, i monaci, le monache e le persone laiche.

 

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